F665639

31 03 2010

Entriamo nel Sahara Occidentale, un territorio occupato dal 1975. Gli spagnoli lasciarono questa colonia desertica alla morte di Franco, ed da Rabat, il re Hassan II, spinse 350 mila marocchini a marciare verso sud, rivendicando il territorio e promettendo case e lavoro per tutti. Questa massa di disperati occupo’ pacificamente case e proprieta’, incrementando gli scontri, gia iniziati nel periodo spagnolo, tra le truppe marocchine e il Polisario. Durante tutti gli anni ottanta, questo movimento di liberazione, ingaggio’ una guerra furiosa contro gli occupanti, con l’aiuto di Libia e Algeria dove attualmente si trova il governo Saharawi in esilio. Nel 1991 si abbandono’ la lotta per una risoluzione diplomatica del conflitto sotto la supervisione dell’ONU.
Laayoune e’ la città più importante di questo territorio ricco di fosfati, gas e petrolio. Ci dobbiamo fermare tutto il giorno per un problema ai fuoristrada e proprio dal meccanico he conosciamo Ahmed. Ci racconta la sua vita come membro del movimento Polisario, lo stato delle trattative (zero) e la condizione di occupazione economica e militare. Vaghiamo per il centro dove centinaia di giovani soldati e bianche jeep dell’ ONU danno un senso di precarietà ed emergenza. Difficile pensare veloce soluzione. A questi miei dubbi Ahmed mi risponde risoluto che i Marocchini se ne devono andare e prima o poi saranno costretti a farlo.
Ma la rappresentazione eroica della marcia verde che campeggia ovunque in forma di statue, murales, foto e quadri, i fanno capire quanto sia forte la volontà del Marocco di continuare l’occupazuone nonostante le numerose risoluzioni ONU. Ne discutiamo in macchina uscendo dalla città. Massimii sistemi. Ma ogni posto di blocco ci fa scendere di un gradino, ogni documento controllato ci rende sempre più disillusi, senza più risposte alle nostre domande. Al quinto stop, compilo l’ennesima fiche, riscrivo chi sono, da dove vengo e cosa faccio. Ormai in silenzio, ricopio il numero che vale, da solo, la libertà: F665639, il mio passaporto.





Giocando ad Agadir

30 03 2010

Agadir e’ una città orribile. So di essere molto critico su questi aspetti ma davvero, crededetemi.
Infinitamente squallida, rappresenta la Rimini del Marocco, fatta di grandi alberghi allineati sulla spiaggia. Dietro i prati verdi dei resort, solo i cubi di cemento della città vera.
Nella sua affinata diplomazia turistica, la Lonely Planet dice che non e’ male. Magari un po’ di massa, merita qualche giorno; non c’è nulla da vedere ma che nonostante questo….balle.
Comunque sia non ho tempo di vedere nulla, dormo in un orribile posto a 4 € e la mattina seguente faccio un gioco che mi segue in questo viaggio che si chiama “trova uno specifico prodotto da ferramente in una sconosciuta città straniera”. Ogniuno ha i propri ricordi dei posti, il proprio modo di viverli. Io di Tarifa e oggi di Agadir ricordo con simpatia le mattinate passate in rassegna dei negozi da ferramenta. L’obiettivo della caccia al tesoro della tappa marocchina e’……..un’ estintore piccolo da portare in macchina. Tre, due, uno….via!
Ci ho messo un paio d’ore, chiamando in rassegna tutti i santi del paradiso e chiedendo ad una ventina di persone. In pochi capivano il francese (almeno il mio) finche’ non sono arrivato nel paradiso delle ferramenta della città: CICA. Un grande negozio in cui senza batter ciglio mi hanno portato un bel cilindro rosso che mi eviterà qualche problema in frontiera: Pedro-Marocco due a zero.





Le lingue del viaggio

29 03 2010

Siamo quattro italiani ed uno spagnolo. Abbiamo qualche problema con lingue. Dunque, quattro di noi parlano spagnolo, Nacio non capisce una parola di italiano quindi la lingua del viaggio e’ lo spagnolo. Nessun problema con il nord del Marocco dove la seconda lingua e’ appunto il castellano. Ma verso marrakech inizia il francese, che alla fine parlo (più o meno) solo io. Nacio, il regista del viaggio e’ tagliato fuori. Il casino nasce qua: le lingue passano a tre.
Viviamo scene comiche da mal di testa quando siamo in mezzo al casino di una piazza e mille persone iniziano a parlarci in francese, traduco in spagnolo per nacio mentre in italiano stabiliamo cosa fare.
Nessuno parla più una lingua correttamente, tutte le frasi sono un mix strano, una lingua nostra e la gente non sa più da dove veniamo. Finiscono per pensare che siamo tutti spagnoli.
Per semplificarmi la vita dico a tutti che mi chiamo Pedro e vivo a Madrid.





Un sabato sera a Marrakesh

29 03 2010

Finalmente a Marrachesh! In genere si arriva piu’ scafati alla battaglia, dopo qualche migliaio di kilometri di contrattazioni. Ma qui la gente e’ meno invasiva e piu’ gentile rispetto a Fes. Si puo’ chiaccherare senza secondi fini, chiedere informazioni senza dover lasciare mance imbarazzanti. Riprendo senza quasi cercar altro la mia vecchi pensione, la stessa stanza a cinque euro a notte proprio dietro la bellissima piazza Djemma el- Fna, le spremute d’arancia e quei tamarri che incantano i serpenti per i pallidi pensionati nord europei. La Medina e’ intasatissima di gente, motorini, carri e muli che quasi non si riesce a passare, l’aria e’ densa di tutti questi odori, meno romantica di quanto me la ricordassi.
E’ sabato sera e non si piu’ perdere il vero spettacolo della citta’: la piazza di notte. Mangio per pochi dirham nei piccoli ristoranti mobili che vengono montati e smontati tutti i giorni: tajin, brochette, zuppa e carne di
monone. Cantastorie, suonatori, saltinbanchi e fattucchiere creano un’atmosfera antica tra i fumi delle fritture e delle lampade a gas. Oltre ai turisti la piazza e’ ancora vissuta da molti marrakechi; i bambini dagli occhi sgranati assorbono estasiati le storie incomprensibili degli attori di strada, tutti intorno sobbalzano alle svolte del racconto e ridono delle accellerate comiche. Difficile pensare a tanta emozione con i pacchi in tv, il lotto alle otto… “Signora apriamo la Calabria o il Molise? Bravissima!!!!!”
Ho perso gli altri da ore e vago solo da un capannello di gente all’altro in questo ambiente surreale ma in qualche modo familiare. Mi perdo geograficamente confondenfondendo Le immagini della Libia, dell’Iran, della Tunisia e di Porta Palazzo. “E naufragar m’e dolce il questo mare” fatto di risvegli mattutini dove non si sa più bene dove ci si trova, dove si deve andare, perché.
Poi il viaggio impone i suoi ritmi, il suo prezzo, ricordando all’animale pellegrino i termini della questione: oggi dobbiamo raggiungere Agadir, quattrocento chilometri.





Podcast online

28 03 2010

Ecco i primi tre episodi del Podcast, ovvero delle telefonate trigomire.

L’ultimo è quello della tappa marocchina 27/03/2010: Sudafricast puntata Marocco

Poi quello registrato a Madrid 21/03/2010 : Sudafricast puntata MAdrid

e infine la puntata zero registrata prima di partire 07/03/2010: Sudafricast puntata zero

Per chi volesse, ci si puo’ abbonare con a questo indirizzo





La battaglia di Fes

27 03 2010

Arriviamo a Fes che e’ buio da un pezzo. Questo aumenta il casino di cercare ricovero a uomini e mezzi. Tutte le guide scrivono di una medina molto pericolosa durante la notte ed infatti l’accoglienza non e’ delle migliori. E’ normale essere circondati da mille procacciatori che si offrono come guide tuttofare. Siamo stanchi morti ed affamati. Non e’ facile in questo casino trovare una pensione per cinque persone, un parcheggio sicuro per due enormi fuoristrada e qualcosa da mangiare. Inizia la battaglia che avevo dimenticato, fatta di contrattazioni e minacce: almeno tre persone mi mandano aff…lo in quattro lingue diverse, uno quasi mi prende a testate per non accettare i suoi interessati servigi. Ma alla fine vinco io. Pedro-Marocco: uno a zero senza feriti!
Lasciamo la città il giorno seguente senza rimorsi: domani e’ venerdì di preghiera, tutto chiuso. Per le riprese useremo la Medina di marrakech.
I paesaggi si fanno montagnosi passando da Idra, una località di villeggiatura costruita dai francesi negli anni trenta. Sembra di stare in Val d’aosta. Dalle foreste di pini si passa a quelle di cedri e piano piano il paesaggio si addolcisce di verdissime vallate, la vista si fa ampia, si aprono pascoli erbosi e uliveti. I laghi rispecchiano la luce calda de tramonto, salutano i contadini dai sorrisi sdentati, la mente spazia verso ciò che sara’ il viaggio verso sud, la vita verso nord. Di colpo arriva la primavera e la terra profuma di risveglio. Ci si dimentica di stare in Africa, confondo i viaggi, la geografia, le lingue.
Non arriveremo se non domani, ci fermiamo per la notte a Beni Mellal, rempiamo i polmoni dei fiori d’arancio e ci prepariamo alla secanda battaglia: Marrakesh.





Le Langhe del Marocco

27 03 2010

Ritorno a chefchauen dopo quattro anni, ma poco e’ cambiato. La città e’ rimasta la capitale del kif, il “fumo” marocchino. Il particolare prodotto tipico e l’atmosfera rilassata della sua Medina ne fanno una tappa obbligata del fricchettonismo internazionale. L’intera valle, che da qui parte,vive sulla produzione di hashish e non si deve aspettare molto prima di venirne in contatto: hola amico, italiano? Quieres fumar?
La scena e’ sempre uguale: ogniuno vanta con orgoglio una propria piantagione, un’antica fattoria di famiglia in cui ti vuole portare a fare un giro. Ne parlano come fossero vigneti delle Langhe, agriturismi dove vivere l’agreste vita del contadino di marijuana…”grazie mille ma dobbiamo fare ancora trentamila kilometri..”
Arriviamo durante una visita del Principe marocchino, un mezzo dittatore la cui foto campeggia ovunque. Inaugura una nuova infrastruttura idrica e tutta la zona pullula di polizia. Il contrasto con i mille vendiri di DROGA rende ridicolo ogni discorso sul suo traffico internazionale.
Sorrido. Chissà se il Principe fara’ visita alla “cantina sociale” ed onorerà la produzione locale facendo “due tiri” davanti alla telecamera?