Notti d’aria condizionata

26 04 2010

Inizia l’Africa nera, si scende nelle tenebre ed il cuore ne avverte il peso. L’umidita appesantisce il fisico e la mente vaga, lontano da noi stessi. Il mare che stiamo attraversando diventa burrascoso, l’esotico dell’immaginario si fa reale sotto il peso delle tonnellate della pioggia stagionale.
Si fatica a fare qualsiasi cosa, mantenere lo stato di volo del viaggio diventa più difficile. Rasente alla sopravvivenza, si mette mano al portafoglio per far tacere le scomodità infinite.
La vita intorno si fa man mano più misera, insicura, povera oltre il comune senso di indigenza. Noi, fortunati senza merito, solchiamo questa massa miserevole, come una barca a vela in una discarica, attraccando nei porti sicuri che profumano di retaggio coloniale. Solchi di differenze, barriere invisibili, nette linee di demarcazione tra ciò che e’ per tutto un continente e ciò che e’ per pochi.
Certo non posso illudermi di attraversare tutta l’Africa vivendo come si vive qui, sarei morto dopo due settimane. Ma la conquista dell’aria condizionata dopo un mese del calore desertico, mi toglie non solo l’umidita, forse anche un po’ di condivisione delle pene, delle fatiche, delle condizioni della gente di questi posti.
Avrò tempo per capire meglio, per entrare dentro il cuore dei posti, per superare queste velleita’ e tornare a stramaledire il salato sapore puzzolente del caldo d’Africa.
Per ora, guardo questa capitale, carica di aria umida, dagli oblò appannati della mia cabina, aspettando domani per tornare a nuotare in mare aperto. Mi consolo sapendo che verra’ un giorno in cui non avrò più bisogno di soste d’aria condizionata, ne di bombole d’ossigeno per esplorare liberamente i fondali più profondi di questo mondo.