Visto giornaliero oltrefrontiera

4 05 2010

Certo non siamo idealisti, i soldi servono eccome. Ma averli non sempre vuol dire possederli.
Sono a Yaounde’ in Cameroun, il circuito maestro del mio bancomat non funziona, della VISA non ho il codice (errore madornale). Non mangio dall’alba. Ho qualche euro che spendo in connessione, glia amici mi aiutano dall’Italia a trovare soluzione. Mi autoinvio del contante con Western Union e confermo la transazione via Skype quando mancano pochi secondi al termine del credito. Corro di sotto ma l’ufficio ha appena chiuso, invoco pietà, mi aprono.
Compilo il modulo davanti ad una matrona africana: “passaporto?” mi chiede. Bestemmio in turco per aver lasciato il documento all’ambasciata congolese per fare il visto. La carta d’identita vale come la tessera della metro, niente. Ho ancora la patente internazionale ma manca la data di scadenza, chissà perché non e’ indicata chiaramente. Niente da fare.
Non ho la forza di incazzarmi. Chiedo una mezz’ora per cercare una scansione del passaporto nella mia mail. Non c’è.
Torno senza più la forza di insistere con questa poveretta che ha i suoi spazi bianchi obbligatori da riempire nei suoi cazzo di moduli. La domanda la fa lei: “e adesso cosa facciamo?”
Immagina che passero’ la notte sulla porta del suo ufficio, la sua espressione comunica pena per questo bianco barbuto, digiuno e ciondolante.
La tolgo dall’imbarazzo: “facciamo che torno domani,ok?” dormi serena, ho ancora una scatola di sardine.
E così mi ritrovo a immaginare la stessa scena al contrario. Siamo in Italia, sono nero e straniero, senza soldi per un disguido, per mia colpa, per errore. Vago per una città che non conosco, chiedo aiuto alla gente, sopporto gli sguardi di sufficenza, non ho la forza di incazzarmi, non e’ solo colpa loro se il mondo non ha pietà…
Ma io sono bianco ed il “contrappasso” non regge. So bene di non poter finire in quello stato di disperazione infinita di chi davvero e’ perso e combatte per la sopravvivenza nelle nostre città.
Non posso avere la pretesa di comprendere quale forza d’animo sia necessaria per andare avanti, quale profonda lacerante umiliazione si debba sopportare quotidianamente.
Ma passare dall’altra parte dischiude realtà mentali ignote, toccare con mano una piccola porzione di pena apre un mondo intero dietro una mano tesa, una storia strana che ha solo la verità della sua pena da donarti.
Neghiamo aiuto, passiamo oltre quella mano cercando in fondo una scusa per non ammettere che e’ solo per culo che siamo finiti dalla parte giusta della barricata.
Proseguimo convincendoci che non e’ colpa nostra, che noi non possiamo fare nulla, che sono altri i preposti a questo e che in fondo e’ meglio che ogniuno stia a casa sua. Gia’ tutti a casa contenti…
Che cosa farei se fossi solo qua? Dove passerei la notte? Dove troverei i soldi per mangiare domani, e poi dopodomani? Chi mi darebbe lavoro, chi si fiderebbe a prestarmi qualche soldo?
Rimango senza risposte mentre ritorno dalla parte fortunata della frontiera. Cerco di fissare in qualche modo la condizione a cui mi sono affacciato, l’immagine che sta dietro quella mano tesa ed il buco nero, profondo che occhi abituati alla luce non possono scrutare oltre.

Annunci




L’africa dagli occhi a mandorla

2 05 2010

Dal delta del niger in avanti la strada diventa difficile. Attraversa fitte foreste, che nascondono tutto, anche i casini di questa regione, ricca di petrolio ma abitata da gente povera. Dagli anni 90 in poi i “ribelli” hanno tentato di negoziare con il governo Nigeriano una più equa distribuzione dei proventi dei gicimenti. Al rifiuto di Lagos sono iniziate le azioni di guerriglia e sabotaggio. I rapimenti per cui lonley planet raccomanda prudenza, in realtà hanno per oggetto solo gli occidentali che lavorano nel settore petrolifero.
Certo non e’ una zona tranquilla: ovunque gente armata, militari, posti di blocco ogni kilometro. Non ci sono turisti, non ci sono stranieri. Per la strada ci chiamano: “i Bianchi!!!”
Ma in realtà non siamo gli unici stranieri. Protetti dai soldati e dall’aria condizionata ci sono i cinesi che costruiscono una nuovissima strada. Gia’ da anni si parla di africa gialla o cinafrica: una relazione economica forte e diffusa in tutto il continente. Realizzano autostrade, ponti, aeroporti, dighe, centrali ed in cambio ottengono materie prime.
L’Europa, anche se nessuno lo ammette chiaramente, ha perso il suo ruolo di partner privilegiato dei paesi africani. Gli ex colonizzatori hanno potuto godere per decenni di una posizione privilegiata strettamente connessa con l’appoggio politico, gli aiuti umanitari ed il supporto militare.
Ma il giochino e’ finito o almeno si e’ notevolmente ridimensionato con il boom economico della Cina dell’ultimo decennio. Senza clamore, in un riserbo tutto asiatico, la Cina ha stretto accordi milionari con tutta i paesi africani. Costruiscono qualsiasi cosa, costano poco, sono velocissimi e non fanno casino. La comunità cinese in Africa non si mischia con la polopazione locale, abita in quartieri chiusi, mangia cibo cinese ed in genere disprezza la cultura del posto. Gli operai cinesi vengono qui per soldi mentre gli europei stanno a guardare accecati dai pregiudizi.
E così mentre noi ancora raccontiamo la storia dei poveretti d’Africa, i cinesi, più pragmatici, cinsiderano il continente come un mercato su cui investire. Fanno soldi e creano lavoro. La gente si ritrova una strada nuova ed applaude il governante. Modello “win win”: tutti contenti.
E cosa fanno gli italiano mentre nuovi flussi economici cambiano il pianeta? Come fini osservatori delle dinamiche geopolitiche del mondo, eleggiamo dei bifolchi razzisti alla guida delle nostre regioni e chiudiamo tutta l’Africa in un’immagine ignorante e stereotipata. Ubriachi della celtica acqua del monviso, brindiamo al fortino in cui ci stiamo blindando e salutiamo il mondo che va da un’altra parte.





In Africa c’e’ sempre casino

23 04 2010

Casino positivo pero’. E’ un flusso costante di attività umane. Ovunque, parole, saluti, strette di mano, sorrisi, macchine, moto, muli, carri, pecore, polli, fumi, odori, clacson e buche.
Ma se anche ti sembra di arrivare in un posto tranquillo in meno di un minuto sentirai qualcuno che ti chiama, ti chiede chi sei e dove vai.
Non hai scampo. Ripeto decine di volte al giorno da dove vengo e come mi chiamo. Tutti vogliono sapere, scambiare due parole anche se conoscono poco le lingue. L’importante e’ parlare, non esiste che te ne stai seduto solo da qualche parte: arriveranno tutti prima o poi a dirti qualsiasi cosa.
Dopo un po di navigazione in queto flusso ti sembra di conosceli tutti. Sento il mio nome, come un eco per la strada, si alzano le mani riflesse nello specchietto, chissà chi era… Mi fermo dal benzinaio e scopro che sa già tutto di noi. Mi saluta energicamente un camionista, come avesse trovato il vicino di casa al polo nord. Pedro, come stai? Ed in effetti lo conosco….
Un fiume in piena a chi non puoi sottrarti. Sembra che tutta l’Africa si conosca di persona e sia li che aspetta te, sul ciglio della strada, solo per dirti buongiono come stai.
A volte diventa stressante, bisogna farci l’abitudine, ma alla fine sono gli incontri che fanno la storia. Inesorabilmente mi arrendo, abbandono l’allerta da viaggio, sorrido al sorriso e anche se devo andare, spengo il motore e lascio che la barca vada.
E’ uno stato difficile da raccontare. Lo stesso mio scivere in mezzo a questo flusso trascinante e’ come ricevere una telefonata dalla mamma quando sei ubriaco da giancarlo. Anche se tu concentri e’ dura raccontagli come stai….





Febbre gialla a Torino

5 02 2010

Epatite, Tifo, Meningite, Rabbia, Tetano e Febbre Gialla. Ho fatto tutti questi vaccini insieme. Il medico mi aveva detto che forse mi sarebbe venuta un po’ di febbre….come non detto. 24 ore di agonia, poca febbre ma la sensazione di essere stato bastonato tutta la notte. Chissà se in città c’è qualcun’altro che combatte con tachipirina un male lontano, un male dei posti caldi mentre qui fuori nevica.

Ad ogni modo, manca un mesetto, non ci sono sponsor, devo cercare copertura assicurativa, non posso rischiare di stare senza. Ascolto in contunuazione questa canzone, la colonna sonora della febbre gialla a torino!