Persi

22 04 2010

Siamo su una pista lontani dalla strada in mezzo al deserto. Il gps si pegne improvvisamente. L’aria e’ piena di sabbia, non si vede il sole, non si vede molto altro per la verità. Manca un’ora al tramonto, non sappiamo dove siamo.
La prossima città e’ troppo lontana e non sappiamo bene dove sia. Ho solo il gps dell’iPhone senza mappe, solo le coordinate. Traccio rette sulla cartina come un marinaio del settecento. Sale un po’ di panico, ci sono 45 gradi e non abbiamo aria condizionata. L’acqua che credevamo sufficente diventa scarsissima a queste temperature. Il buio inghiotte tutto, inutile proseguire.
Mangiamo qualche scatola, siamo distrutti dal caldo e dalla sabbia che respiriamo costantemente da 24 ore. L’acqua non basta mai a saziare la sete, beviamo ma sappiamo che non basterà. Ci fermiamo a due bottiglie che conserviamo fino al mattino. Ma fa troppo caldo. Sappiamo che avremo sete. Sono le otto di sera, a noi paiono le tre del mattino. Facciamo finta di andare a dormire. Dobbiamo aspettare l’alba verso le cinque. Chiudiamo a chiave la macchina, ma sappiamo che i ladri siamo noi, ladri d’acqua. Io conservo una piccola scorta, e’ bollente, succhio ogni goccia per le prime due ore, la divido con Nacio che inizia a sbroccare. Fa troppo caldo, la tenda e’ un forno ma ci sono troppi insetti, per dormire fuori. Non si respira e quel che entra nei naso e’ carico di sabbia. Darei un dito per una coca gelata.
Nacio non ce la fa più, chiede la scorta. Non si può. Bestemmie in spagnolo volano nella notte. Dobbiamo cercare di non ucciderci a vicenda. Mancano poche ore, bisogna star calmi.
Sappiamo che ce la faremo, sappiamo che entro 15 ore berremo birra gelata, eppure lo stesso qualcuno perde colpi sotto le richieste del fisico.
Riprendiamo la via, siamo distrutti. Un camion e’ fermo sulla strada, in mezzo al nulla. Faccio fatica a ricordarlo ma e’ lo stesso che abbiamo incontrato in andata. Gli avevamo dato qualcosa da mangiare e da bere. Ripartendo faccio il calcolo: sono tre giorni che sono fermi la, eppure sorridono e ci ringraziano anche se abbiamo potuto fare nulla. Chissà quanto tempo aspetteranno in quelle condizioni…
Sto zitto e penso.
Eccolo qua il “viaggio” che ti prende per il culo: pensi di aver passato un girone infernale mentre scopri che e’ stato un gioco da villaggio turistico.
Eccoti la birra, hai passato la prova.

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