Un sabato sera a Marrakesh

29 03 2010

Finalmente a Marrachesh! In genere si arriva piu’ scafati alla battaglia, dopo qualche migliaio di kilometri di contrattazioni. Ma qui la gente e’ meno invasiva e piu’ gentile rispetto a Fes. Si puo’ chiaccherare senza secondi fini, chiedere informazioni senza dover lasciare mance imbarazzanti. Riprendo senza quasi cercar altro la mia vecchi pensione, la stessa stanza a cinque euro a notte proprio dietro la bellissima piazza Djemma el- Fna, le spremute d’arancia e quei tamarri che incantano i serpenti per i pallidi pensionati nord europei. La Medina e’ intasatissima di gente, motorini, carri e muli che quasi non si riesce a passare, l’aria e’ densa di tutti questi odori, meno romantica di quanto me la ricordassi.
E’ sabato sera e non si piu’ perdere il vero spettacolo della citta’: la piazza di notte. Mangio per pochi dirham nei piccoli ristoranti mobili che vengono montati e smontati tutti i giorni: tajin, brochette, zuppa e carne di
monone. Cantastorie, suonatori, saltinbanchi e fattucchiere creano un’atmosfera antica tra i fumi delle fritture e delle lampade a gas. Oltre ai turisti la piazza e’ ancora vissuta da molti marrakechi; i bambini dagli occhi sgranati assorbono estasiati le storie incomprensibili degli attori di strada, tutti intorno sobbalzano alle svolte del racconto e ridono delle accellerate comiche. Difficile pensare a tanta emozione con i pacchi in tv, il lotto alle otto… “Signora apriamo la Calabria o il Molise? Bravissima!!!!!”
Ho perso gli altri da ore e vago solo da un capannello di gente all’altro in questo ambiente surreale ma in qualche modo familiare. Mi perdo geograficamente confondenfondendo Le immagini della Libia, dell’Iran, della Tunisia e di Porta Palazzo. “E naufragar m’e dolce il questo mare” fatto di risvegli mattutini dove non si sa più bene dove ci si trova, dove si deve andare, perché.
Poi il viaggio impone i suoi ritmi, il suo prezzo, ricordando all’animale pellegrino i termini della questione: oggi dobbiamo raggiungere Agadir, quattrocento chilometri.