La terra di mezzo

4 04 2010

Il Sahara occidentale e’ lunghissimo, pare infinito. La strada che va a sud verso la frontiera e’ un paesaggio sempre uguale, di deserto, vento e posti di blocco. Raggiungiamo il confine mauritano. Alla la dogana marocchina sono ancora discreti e si accontentano di una birra che a caso ho messo sul sedile posteriore. Grandi sorrisi: buon viaggio!
Si apre la sbarra verso la terra di nessuno di sei km, un paesaggio lunare dove sono atterrate carcasse consulamate di strani veicoli. Non ci sono strade, si naviga a vista, ombre di personaggi che gravitano in questo limbo, aspettando che qualcuno, come noi si areni. Cumuli di scarti consumati dal vento, come rigettati dai due mondi che qui non s’incontrano, un buco nero, un’ isola extraterritoriale di un’economia a parte: quella di frontiera.
Come Marocco e Mauritania fossero state nazioni da sempre amiche, come non ci fossero filo spinato, torrette e armi automatiche, personaggi d’ogni tipo, entrano ed escono salutando i militari armati. Sono carichi di valuta, cercano clienti per servizi vari, offrono consulenza per addolcire le procedure di frontiera. I doganieri si confondono con i cambiavalute ed i procacciatori con la polizia. A chi dare il passaporto tra tutti quelli che con o senza divisa chiedono soldi o un regali?
Sorrido raccontando a tutti che sono studente (leggerissimamente fuoricorso), devo arrivare in sudafrica e che non ho soldi. Sposto la conversazione sui Mondiali di Calcio e sulla nazionale locale che non ha passato le qualificazioni….ah quel domage, my friend, sera’ por la proxima vez.
Entriamo in Mauritania dopo mezza giornata di questi discorsi, aver passato due ore tra le due frontiere insabbiati in mezzo a nessuna nazione, entriamo in una città orribile, seconda citta di una nazione campione di colpi di stato ed io non ho nemmeno una Lonely Planet con cui incazzarmi.
So già che entro un paio di giorni avrò cambiato idea, piano piano “entrerò” con fatica dentro il paese, vergognandomi un po’ dei giudizi affrettati di una giornata n1 un po’ pesante.
Giudicare un paese e’ come parlare di donne, alla fine sei tu che non hai capito…