Quando il viaggio diventa puro

6 06 2010

Non ci sono più strade difficili, frontiere, lingie, visti.
Non contano più i kilometri, dove si dorme, cosa si mangia.
Non importa più il caldo o il freddo, quanto siamo sporchi o quanta fame abbiamo.
Non c’è più nulla.
Il viaggio elimina tutto il superfluo fino alla sopravvivenza.
Vaghiamo come nomadi, di città in città, di benzinaio in benzinaio, senza sosta, senza bisogno d’altro se non di vedere il prossimo posto. Aumentano i kilometri da mattina a sera, nessuno vuole più fermarsi.
Come in una dimensione parallela, tre mesi di viaggio continuo, cambiano la realtà. Nulla ci spaventa, ci preoccupa, ci impensierisce. Nulla ci fa più schifo.
Si diventa randagi, di passaggio, sporchi, senza tempo. Qui non c’è passato, non c’è futuro: solo un denso presente.
Siamo arrivati a quello stadio in cui i problemi non sono quelli di prima. Semplicemente non ci sono più, in questo mondo non contano.
Più poco vale il contorno, fatto di come, dove, quando. Sono solo condizioni, non essenza.
Il viaggio si fa puro spirito, fatto solo di altro spirito: quello dei posti, delle storie, della gente.

Si vola.

Annunci