Fai buon viaggio…

8 05 2010

Il viaggio e’ vita ma e’ anche morte. La incontro in Gabon dopo tanti kilometri di foresta, una strada magnifica, di lussureggianti sfumature di verde, imponenti chiome d’alberi, enormi fiumi marroni gonfi dell’acqua delle piogge.
Grandi camion carichi di immensi tronchi d’alberi discendono fino a N’djole dove il legno viene trasbordato sulle navi che lo porteranno a destinazione. Sono tanti e vanno come pazzi.
Appena arrivati in città ci raccontano dell’incidente. Corriamo in ospedale, poi la gendarmeria: un motociclista tedesco e’ scivolato con la moto sotto le ruote di un TIR, l’impatto e’ stato fatale. I due amici sono distrutti. Sono partiti da Londra a dicembre, destinazione Sudafrica, come noi…..Ci fermiamo nel loro hotel, oggi non sanno nemmeno piu chi sono ma domani potremmo essergli utili.
Stiamo zitti. Non c’è nulla da dire.
La morte interrompe di colpo qualsiasi ragionamento, discorso, problema di ogniuno di noi. Finiti i problemi di soldi, itinerario, tempo. Annulliamo qualsiasi progetto imminente, qualsiasi sklero. Tutto diventa piccolo ed insignicante. Ignobile di fronte all’immagine di tre moto qui sotto che occupano una sola doppia in hotel.
Lo sappiamo anche se nessuno lo dice. Bisogna metterlo in conto senza ipocrisie. Viaggiare qui e’ pericoloso. Mantenere l’allerta costante e’ impossibile, sappiamo di correre dei rischi e sappiamo che il totale della fattura potrebbe avere un espressione non solo economica.
Lo sapevamo già, ma oggi il viaggio stesso ce lo ricorda duramente.
Portiamo i bagagli della moto a Libreville, cerchiamo i contatti delle ambasciate, restiamo una notte ancora vicino ai due amici come se sapessimo con precisione che in Gabon siamo venuti a dare una mano a chi sta vivendo una tragedia di viaggio.
La mente vola a chi e’ partito all’improvviso senza salutare, mentre tengo dentro le curve, schivo le buche, suona la radio di ritmo in levare. Passo il grande fiume, le lacrime si fermano nell’immensita della portata, nella potenza della natura africana.
Penso a quante ragioni ho questa volta di tornare a casa tutto intero, freno e un bambino solo alza una mano e sorride.
Ogniuno ha il suo viaggio, io seguo il mio.