L’africa dagli occhi a mandorla

2 05 2010

Dal delta del niger in avanti la strada diventa difficile. Attraversa fitte foreste, che nascondono tutto, anche i casini di questa regione, ricca di petrolio ma abitata da gente povera. Dagli anni 90 in poi i “ribelli” hanno tentato di negoziare con il governo Nigeriano una più equa distribuzione dei proventi dei gicimenti. Al rifiuto di Lagos sono iniziate le azioni di guerriglia e sabotaggio. I rapimenti per cui lonley planet raccomanda prudenza, in realtà hanno per oggetto solo gli occidentali che lavorano nel settore petrolifero.
Certo non e’ una zona tranquilla: ovunque gente armata, militari, posti di blocco ogni kilometro. Non ci sono turisti, non ci sono stranieri. Per la strada ci chiamano: “i Bianchi!!!”
Ma in realtà non siamo gli unici stranieri. Protetti dai soldati e dall’aria condizionata ci sono i cinesi che costruiscono una nuovissima strada. Gia’ da anni si parla di africa gialla o cinafrica: una relazione economica forte e diffusa in tutto il continente. Realizzano autostrade, ponti, aeroporti, dighe, centrali ed in cambio ottengono materie prime.
L’Europa, anche se nessuno lo ammette chiaramente, ha perso il suo ruolo di partner privilegiato dei paesi africani. Gli ex colonizzatori hanno potuto godere per decenni di una posizione privilegiata strettamente connessa con l’appoggio politico, gli aiuti umanitari ed il supporto militare.
Ma il giochino e’ finito o almeno si e’ notevolmente ridimensionato con il boom economico della Cina dell’ultimo decennio. Senza clamore, in un riserbo tutto asiatico, la Cina ha stretto accordi milionari con tutta i paesi africani. Costruiscono qualsiasi cosa, costano poco, sono velocissimi e non fanno casino. La comunità cinese in Africa non si mischia con la polopazione locale, abita in quartieri chiusi, mangia cibo cinese ed in genere disprezza la cultura del posto. Gli operai cinesi vengono qui per soldi mentre gli europei stanno a guardare accecati dai pregiudizi.
E così mentre noi ancora raccontiamo la storia dei poveretti d’Africa, i cinesi, più pragmatici, cinsiderano il continente come un mercato su cui investire. Fanno soldi e creano lavoro. La gente si ritrova una strada nuova ed applaude il governante. Modello “win win”: tutti contenti.
E cosa fanno gli italiano mentre nuovi flussi economici cambiano il pianeta? Come fini osservatori delle dinamiche geopolitiche del mondo, eleggiamo dei bifolchi razzisti alla guida delle nostre regioni e chiudiamo tutta l’Africa in un’immagine ignorante e stereotipata. Ubriachi della celtica acqua del monviso, brindiamo al fortino in cui ci stiamo blindando e salutiamo il mondo che va da un’altra parte.

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Economia del terrore

2 05 2010

Togo, benin, nigeria voliamo attraverso l’Africa centrale, non c’è più tempo, di frontiera in frontiera passano appena 12 ore, confondo le monete, i cambi, le lingue. Vorrei avere giorni in più, settimane per capire le mille immagini che mi scorrono davanti, ma si deve correre, via, veloci.
La stagione delle piogge sta distruggendo le strade del Congo senza contare l’incognita Angola. Non abbiamo tempo. Non possiamo permetterci soste, da giorni mangio sardine in scatola in equilibrio tra le buche dell’asfalto. Inquadrata nel vetro, passa l’Africa verde smeraldo delle foreste, dei fiumi imponenti, delle pioggie torrenziali. In mezzo ci sono i fumi pestilenziali, di strade congestionate all’inverosimile, nebbiose dei gas, distrutte dall’acqua come se avessero bombardato. Passiamo Lagos in una lunga tirata fino alla regione del denta del Niger, zona calda. Qui rapinano e rapiscono, almeno così dice il sito del ministero degli Esteri italiano….
Passiamo il grande fiume e si fa buio pesto. Un poliziotto o meglio un amico di un amici, armato di un lungo macere ci scorta in una specie di hotel. Il tempo di ordinare e ci raggiunge una strana compagnia di simpaticoni: tre uomini e due donne. Si beve e tra una cosa e un’altra chiedono dove andiamo, cosa facciamo, se per caso gradiamo compagnia per la notte. La partita distrae i miei compagni di viaggio da questo interrogatorio mascherato, ringrazio l’intero esercito ed il governo nigeriano per la premura dimostrataci ma siamo davvero disrutti. Il barista mi conferma: antiterrorismo, “my friends”…
Adesso dovrei bermi due birre al bancone, rubare una sigaretta a qualcuno, offrirla distrattamente al barista, iniziare un giro larghissimo di affermazioni positive sulla Nigeria e pian piano scendere verso il tema caldo: ribelli e petrolio…
Ma stasera non ho forza per passare da giornalista, il posto e’ pieno di militari ed io ho solo voglia di dormire. Esco e mi fermano tre ufficiali in canottiera, mi portano gentilmente in disparte, mi spiegano che sono li per noi, che guardano alla nostra sicurezza, che e’ un po come se fossi in stato di arresto volontario, che…..insomma e’ più carino se prima di andare a dormire faccio una donazione agli angeli custodi.
Dal balcone della mia lurida stanza ripenso alla scena e a chi davvero convenga questo stato di terrore.
La risposta arriva in tempo reale, come avessi fatto una ricerca su Google: i tre compaiono di sotto e non possono vedermi. Sembra che il più anziano non abbia ricevuto la sua parte, richiama i due che estraggono enormi rotoli di banconote. Sono la raccolta di oggi dei posti di blocco a cui tutti inesorabilmente lasciano qualcosa. Oggi in più alla normale, costante, continua estorsione ai danni della gente comune, hanno anche il contributo del comparto “viaggi e turismo”.
Se e’ l’esercito l’organo preposto alla lotta contro il terrorismo allora i militari saranno gli ultimi a far si che qui, questo stato di cose, abbia fine.