La valigia dei sogni

30 05 2010

Il gusto del viaggio ha tante forme e svariate origini. Può essere desiderio di liberta’ o pura collezione di visti esotici. A volte si fa fuga a volte diventa ricerca.
Io, mi accorgo ora, sono stato educato al viaggio fin da piccolo, come qualcosa di affascinante e misterioso, avventuroso ed estremamente serio. Ho vissuto i viaggi di lavoro di mio padre come una doppia festa: l’assenza di uno dei genitori dava in casa un senso di allegra anarchia mentre l’arrivo di una valigia carica di racconti mi faceva sgranare gli occhi e vibrare le orecchie.
Cina, Sudafrica, Brasile, Stati Uniti…Ogni volta una festa annunciata, un carico di profumi, di incontri, di lingue strane e di luoghi remoti. Come una specie di rito, aprivo quella valigia tanto attesa, eccitato come solo un bambino puo’ esserlo. Ogni oggetto mi veniva spiegato, ogni pezzo aveva una sua storia, un racconto, una qualche avventura seppur piccola che a me spalancava frontiere lontane dall’orizzonte quotidiano della mia strada.
Partenza dopo partenza l’aeroporto diveniva per me la porta d’accesso a quel mondo, un luogo sacro, accessibile solo in parte. Ricordo come fosse ieri quando finalmente anche io ho avuto il privilegio di oltrepassare la dogana ed entrare in quello che oramai per me era un santuario, porta di nuovi mondi oltre il mio.
Finalmente avevo il mio passaporto, anche io potevo partire ma la lezione sul viaggio non era finita: arrivo dopo arrivo, venivo sfidado da mio padre in una gara di cultura generale sul paese visitato. La sconfitta era inesorabile, difficile competere, ma aveva un significato: non bastano le carte d’imbarco, bisogna comprendere l’essenza del paese, studiarne la storia, viverne la cultura, parlare con la gente.
E così che mi ritrovo qui, un po’ più vecchio, a scrivere d’Africa e a preferire viaggi faticosi, anziche’ prenotare a Benidorm. Senza accorgermene ho assorbito quello stesso stile di viaggio, un gusto curioso dal fascino irresistibile che e’ partito da quella valigia carica di storie e da quella sfida che pian piano ho iniziato a vincere.
Passero’ il testimone sapendo bene che il fine ultimo non e’ vincere una gara ma, per quanto possibile, capire il mondo oltre l’orizzonte dei nostri confini.

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