Dakar e’ un casino

10 04 2010

Dakar e’ un casino, altro difficilmente si potrebbe dire. Sono qui da tre giorni, ospite di Renken, una piccola associazione torinese che gestisce una scuola e mille atri progetti sociali a Malika, sobborgo sulla costa nord della penisola.
Passiamo le giornate da un’ambasciata ad un’altra a richiedere i visti per i prossimi paesi in mezzo ad un traffico intasatissimo, ovunque persone, auto, carri, animali, venditori, poveri…..un delirio insomma. L’aria e’ densa di gas che quasi non si riesce a respirare, passiamo ore fermi su quella che qui tutti chiamano autostrada: e’ sempre così ci dicono.
Ma dal primo impatto tragico, piano piano l’occhio si abitua e quello che prima era un girone infernale senza logica, ora diventa meno casino, meno casuale. Ci vanno un paio di giorni in mezzo a questo disordinato fracasso per scoprire, dietro allo squallido susseguirsi di edifici più o meno fatiscenti, la vita di un falegame, un negozio di ricambi, un improbabile ristorante di strada. Provate a stare fermi un pomeriggio all’angolo di una strada qualsiasi e, dopo aver conosciuto tutto il quartiere, vi parrà normale che un macellaio insanguinato affetti all’aria aperta capretti e montoni.
Come per tutti i posti, non sono tanto i luoghi a lasciarti un ricordo più o meno positivo, quanto le persone. Innanzi tutto bisogna dire che le senegalesi sono bellissime. Per cinque maschi puzzolenti che sono in viaggio da settimane, queste figure statuarie che passano nell’inquadratura dei nostri finestrini, sono una gran consolazione.
Dopo una mattinata a fare il gioco del “trova l’ambasciata del Gabon a Dakar”, sono tornato a Malika dove Matteo e gli altri hanno organizzato la partita di calcio per la prima consegna di materiale del progetto. 200 bambini eccitatissimi, musica e mezzo paese a vedere cosa succede nel campo da gioco.
E’ difficile tenersi fuori, ogniuno vuole conoscerti, sapere il tuo nome parlarti: il diverso qui sei tu, pallido e spaesato, esotico e per nulla pericoloso.
Rientro a casa per accompagnare al dispensario un padre ed il suo neonato con la febbre. Lungo il ritorno mi salutano i bambini conosciuti poco prima, giro in mezzo a questa incomprensibile circolazione senza piu’ indicazioni e mi sembra di conoscere questo posto da tempo.
Rileggo il post e sorrido scoprendo di aver chiamato “casa” un provvisorio domicilio a Dakar.
Spero di riuscire a chiamare così tutti le prossime sistemazioni di viaggio.

Ps: grazie a Claudia e Filippo di Renken per tutto l’aiuto e l’ospitalita. Grazie anche a Ismahel e Pascal che hanno condiviso con me la caccia al tesero delle ambasciate di Dakar.
http://www.renken.it