Standed

2 12 2009

Quando non si può andare indietro e nemmeno avanti si sta così, standed. So cosa vuol dire partire, conosco bene la sensazione di quando sai di dover rimanere solo con il tuo biglietto in mano a dover affrontare un nuovo paese con la sua missione. Ma questa volta e’ diverso…
E’ grande l’avventura, pare enorme, sono 33 mila kilometri, una quindicina di paesi, tre mesi di viaggio continuo guidando due enormi fuoristrada…
Prendere una simile decisione fa paura solo nella sua valutazione teorica. Quella pratica terrorizza.
Ma più di ogni altra cosa quello che mi pesa e’ la solitudine. Non quella di viaggio ma adesso, che mancano un paio di mesi.
Quando decidi di intraprendere un viaggio simile ti trovi improvvisamente solo. Tutti per varie ragioni iniziano a dirti che stai facendo una cazzata… Non li giudico, so che nel bene e nel male io sono diverso.
Quello che mi manca e’ la condivisione di questo stato di incertezza, di timore, di preparazione di un sogno che pare assurdo.
Quello che davvero mi fa paura forse sono questi due mesi di preparazione solitaria, in cui il tuo assurdo lavoro consiste in un allenamento costante di corpo e mente per qualcosa che solo tu hai in testa.
E così a furia di pensarci mi ritrovo immobile, standed, in mezzo a questo fiume di pensieri e valutazioni, coperte da un enorme punto interrogativo che oltre al viaggio si allarga a tutto il mio futuro, alla mia vita.
Scopro ora una nuova classe di viaggio, superiore, pesante ed intensa. Ha di conseguenza un suo viaggio interiore anch’esso faticosissimo.
Ma come dice un amico “le cose facili le facciamo fare agli altri”.
Pietro

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