Economia del terrore

2 05 2010

Togo, benin, nigeria voliamo attraverso l’Africa centrale, non c’è più tempo, di frontiera in frontiera passano appena 12 ore, confondo le monete, i cambi, le lingue. Vorrei avere giorni in più, settimane per capire le mille immagini che mi scorrono davanti, ma si deve correre, via, veloci.
La stagione delle piogge sta distruggendo le strade del Congo senza contare l’incognita Angola. Non abbiamo tempo. Non possiamo permetterci soste, da giorni mangio sardine in scatola in equilibrio tra le buche dell’asfalto. Inquadrata nel vetro, passa l’Africa verde smeraldo delle foreste, dei fiumi imponenti, delle pioggie torrenziali. In mezzo ci sono i fumi pestilenziali, di strade congestionate all’inverosimile, nebbiose dei gas, distrutte dall’acqua come se avessero bombardato. Passiamo Lagos in una lunga tirata fino alla regione del denta del Niger, zona calda. Qui rapinano e rapiscono, almeno così dice il sito del ministero degli Esteri italiano….
Passiamo il grande fiume e si fa buio pesto. Un poliziotto o meglio un amico di un amici, armato di un lungo macere ci scorta in una specie di hotel. Il tempo di ordinare e ci raggiunge una strana compagnia di simpaticoni: tre uomini e due donne. Si beve e tra una cosa e un’altra chiedono dove andiamo, cosa facciamo, se per caso gradiamo compagnia per la notte. La partita distrae i miei compagni di viaggio da questo interrogatorio mascherato, ringrazio l’intero esercito ed il governo nigeriano per la premura dimostrataci ma siamo davvero disrutti. Il barista mi conferma: antiterrorismo, “my friends”…
Adesso dovrei bermi due birre al bancone, rubare una sigaretta a qualcuno, offrirla distrattamente al barista, iniziare un giro larghissimo di affermazioni positive sulla Nigeria e pian piano scendere verso il tema caldo: ribelli e petrolio…
Ma stasera non ho forza per passare da giornalista, il posto e’ pieno di militari ed io ho solo voglia di dormire. Esco e mi fermano tre ufficiali in canottiera, mi portano gentilmente in disparte, mi spiegano che sono li per noi, che guardano alla nostra sicurezza, che e’ un po come se fossi in stato di arresto volontario, che…..insomma e’ più carino se prima di andare a dormire faccio una donazione agli angeli custodi.
Dal balcone della mia lurida stanza ripenso alla scena e a chi davvero convenga questo stato di terrore.
La risposta arriva in tempo reale, come avessi fatto una ricerca su Google: i tre compaiono di sotto e non possono vedermi. Sembra che il più anziano non abbia ricevuto la sua parte, richiama i due che estraggono enormi rotoli di banconote. Sono la raccolta di oggi dei posti di blocco a cui tutti inesorabilmente lasciano qualcosa. Oggi in più alla normale, costante, continua estorsione ai danni della gente comune, hanno anche il contributo del comparto “viaggi e turismo”.
Se e’ l’esercito l’organo preposto alla lotta contro il terrorismo allora i militari saranno gli ultimi a far si che qui, questo stato di cose, abbia fine.